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Fortuna

 

Grazie all'ampiezza della sua formazione giuridica e alla straordinaria capacità di coniugare la tradizione romanistica con le esigenze della prassi forense inglese, Alberico Gentili contribuì in modo determinante a rafforzare l'influenza del diritto romano nel sistema giuridico inglese e a favorire la formazione di una solida scuola di civilisti operanti nell'Inghilterra elisabettiana e giacobea. Nella fase immediatamente successiva alla sua morte, avvenuta nel 1608, fu soprattutto in Inghilterra che il suo pensiero continuò a esercitare un'influenza significativa. Il dibattito politico e ideologico, sviluppatosi fino alla Rivoluzione puritana del 1640, ruotava infatti attorno a problematiche in larga misura coincidenti con quelle affrontate nelle sue opere, consentendo alla riflessione gentiliana di mantenere una viva attualità sia sul piano teorico-politico sia sotto il profilo tecnico-giuridico.

L'esito della Rivoluzione inglese e il conseguente mutamento degli equilibri costituzionali e istituzionali ridimensionarono progressivamente il ruolo dei civilisti nella giurisprudenza del Regno, determinando, in tale nuovo contesto, l'eclissi della fortuna inglese di Gentili. Unica significativa eccezione fu rappresentata dallo storico Anthony Wood che, nella monumentale Historia et Antiquitates Universitatis Oxoniensis (Oxford, 1674), annoverò Gentili tra le figure più illustri nella storia dell'Università di Oxford. Al di fuori di tale riconoscimento, tuttavia, nei secoli XVII e XVIII l'opera del giurista marchigiano ebbe una diffusione limitata e una risonanza relativamente modesta nell'ambito della cultura giuridica europea.

I primi segnali di una rinnovata attenzione nei confronti di Gentili emersero in Italia tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, nel contesto della riscoperta delle figure eminenti della storia nazionale. In tale clima culturale, l'abate marchigiano e storico antiquario Telesforo Benigni raccolse e ordinò preziose testimonianze documentarie sulla vita e sull'opera dei fratelli Alberico e Scipione Gentili, ponendo le basi per la successiva rinascita degli studi gentiliani.

La svolta decisiva maturò nell'ambito della scienza giuridica europea nel corso del XIX secolo, quando l'affermazione delle correnti positivistiche del diritto internazionale, fondate sulla consuetudine e sul common consent degli Stati, favorì una nuova lettura dell'opera gentiliana. In tale prospettiva, le frequenti citazioni delle sue opere testimoniano un interesse progressivamente crescente, riconoscendogli un ruolo fondamentale nella formazione della moderna disciplina internazionalistica.

La piena rivalutazione scientifica si deve soprattutto all'opera del giurista inglese Sir Thomas Erskine Holland, il quale, nella prolusione inaugurale tenuta presso l'Università di Oxford il 7 novembre 1874, attribuì ad Alberico Gentili una posizione centrale tra i fondatori del diritto internazionale moderno. Il discorso di Holland ebbe un'immediata e profonda eco in Italia, dove l'Università di Macerata promosse la costituzione di un Comitato internazionale con l'obiettivo di erigere un monumento al giurista e celebrarne solennemente la memoria.

Le celebrazioni ottocentesche, tuttavia, furono fortemente condizionate dal clima politico dell'Italia post-unitaria. La strumentalizzazione del pensiero gentiliano a fini patriottici e anticlericali finì spesso per prevalere sull'analisi propriamente scientifica, suscitando una vivace reazione della stampa cattolica. Accanto alla dimensione celebrativa, si sviluppò comunque un'importante produzione scientifica, rappresentata dagli Studi di Giuseppe Speranza sulla vita e sulle opere minori (Roma, 1876), dalla traduzione italiana del De iure belli, curata da Antonio Fiorini (Livorno, 1877), dal saggio di Aurelio Saffi Di Alberico Gentili e del diritto delle genti (Bologna, 1878) e dall'edizione dei Dialoghi curata da Biagio Brugi (Torino, 1898). Una nuova stagione degli studi gentiliani si sviluppò in occasione delle celebrazioni del terzo centenario della morte. In un articolo pubblicato nel 1917, Alceo Speranza, deputato al Parlamento e figlio del biografo Giuseppe Speranza, interpretò il progetto wilsoniano della futura Società delle Nazioni come la maturazione storica dei principi di giustizia internazionale già enunciati da Gentili, contribuendo a rafforzarne l'immagine di precursore del moderno ordinamento internazionale.

Con l'avvento del fascismo, la figura del giurista marchigiano fu progressivamente incorporata nella retorica nazionalistica del regime, trasformandosi nell'emblema del cosiddetto "genio italiano". Questa lettura ideologica trovò una delle sue espressioni più significative nell'opera di Norberto Mancini, Un genio della stirpe. Alberico Gentili da San Ginesio (Civitanova Marche, 1937). Gentili venne presentato non soltanto come l'assertore del primato italiano nel diritto delle genti, ma anche come anticipatore di alcuni elementi della cultura politica fascista, quali il realismo politico, il riconoscimento della forza quale fattore determinante nei rapporti internazionali e la valorizzazione della tradizione giuridica romana.

Parallelamente a tali interpretazioni ideologiche, furono pubblicati studi di elevato valore scientifico che affrontarono con rigoroso metodo storico-giuridico i problemi interpretativi relativi al pensiero gentiliano. Di particolare rilievo risultano la vasta bibliografia curata da Giorgio Del Vecchio, preceduta da una nota introduttiva di Bavaj sull'opera di Gentili nel diritto internazionale e pubblicata nel 1936 nella Rivista dell'Istituto Italiano di Diritto Internazionale, diretta da Amedeo Giannini, nonché il fondamentale studio di Guido Astuti, Mos italicus e mos gallicus nei dialoghi "De juris interpretibus" di Alberico Gentili (Bologna, 1937), accompagnato nello stesso anno dalla ristampa critica dei Dialoghi De juris interpretibus, che offrì un'approfondita analisi del contributo gentiliano alla scienza del diritto romano.

L'evoluzione della storiografia internazionale seguì un percorso differente. Gli studiosi stranieri concentrarono infatti la loro attenzione quasi esclusivamente sulle opere di diritto internazionale. Tra il 1921 e il 1933 il Carnegie Endowment for International Peace ne promosse la riedizione critica, accompagnata dalla traduzione inglese, pubblicando gli Hispanicae Advocationis libri duo (1921), il De Legationibus libri tres (1924) e il De iure belli libri tres (1933). Queste edizioni contribuirono in modo decisivo alla diffusione internazionale del pensiero gentiliano e continuano ancora oggi a costituire i testi di riferimento per gli studiosi.

L'originalità del metodo giuridico di Gentili, fondato su una costante attenzione alla prassi diplomatica e alla concreta realtà dei rapporti tra gli Stati, ha rappresentato il principale motivo dell'interesse manifestato dalla dottrina internazionalistica straniera. In questa prospettiva si inseriscono alcune delle opere più significative dedicate al giurista marchigiano, tra cui la fondamentale monografia di Gesina van der Molen, Alberico Gentili and the Development of International Law. His Life, Work and Times (Amsterdam, 1937), e i numerosi contributi di K. R. Simmonds, dedicati rispettivamente all'attività di Gentili presso l'Ammiragliato inglese (Gentili at Admiralty Bar, 1958), ai rapporti con Ugo Grozio (Hugo Grotius and Alberico Gentili, 1959) e alla concezione gentiliana dell'ambasciatore ideale (Gentili on the Qualities of the Ideal Ambassador, 1964).

Nel 1981 fu pubblicata a Padova la monografia di Diego Panizza, Alberico Gentili, giurista ideologo nell'Inghilterra elisabettiana, destinata a divenire uno degli studi di riferimento sulla figura del giurista. L'opera ricostruisce con approccio storico e interdisciplinare la complessità del pensiero gentiliano, collocandolo nel contesto dei profondi conflitti religiosi, politici e giuridici che caratterizzarono l'Europa e l'Inghilterra del XVI secolo.

Nello stesso anno venne fondato il Centro Internazionale di Studi Gentiliani, con l'obiettivo di promuovere la conoscenza, la valorizzazione e la diffusione dell'opera di Alberico Gentili. Dal 1981 al 2014 il Centro si avvalse della consulenza scientifica di Diego Panizza, che curò i rapporti con gli studiosi italiani e stranieri interessati al pensiero gentiliano. Contestualmente fu istituito un Comitato Scientifico internazionale, incaricato di definire i temi di ricerca affrontati nei Convegni e nelle Giornate Gentiliane, i cui Atti vengono regolarmente pubblicati, rappresentando oggi uno dei principali strumenti di sviluppo e aggiornamento degli studi dedicati ad Alberico Gentili.